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L’Italia ha abbassato l’età pensionabile

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato lunedì un decreto governativo con due importanti misure economiche che consentiranno agli anziani di andare in pensione prima e ai poveri e ai disoccupati di ricevere un reddito di base fino a un massimo di 780 euro al mese.
La riforma del sistema pensionistico prevede l’introduzione di un’altra opzione di pensionamento in aggiunta a diversi regimi esistenti. Il vecchio sistema, che prende il nome dall’allora ministro del Lavoro Elsa Fornero, determinava la pensione in base al numero di contributi sociali versati, anziché in base alla retribuzione media degli anni precedenti al pensionamento.

Secondo le nuove regole, il pensionamento è possibile quando un dipendente raggiunge “100”, una cifra composta da età e anni di servizio, con un’età non inferiore a 62 anni e meno di 38 anni di servizio. In questo modo, l’età minima di pensionamento possibile viene ridotta di cinque anni da 66-67 anni. Separatamente, le donne potranno andare in pensione anticipata all’età di 58-59 anni con 35 anni di servizio. Le innovazioni inizieranno a funzionare per le aziende private da aprile 2023 e per i dipendenti delle aziende statali da agosto. È prevista una disposizione separata per il pensionamento anticipato al raggiungimento di 41 e 42 anni di servizio, rispettivamente per le donne e per gli uomini.

L’introduzione di un reddito di base incondizionato per i poveri, i disoccupati e gli anziani prevede prestazioni fino a 780 euro per coloro il cui reddito è inferiore alla soglia di povertà assoluta. In Italia, si tratta dell’impossibilità di acquistare un pacchetto di beni e servizi di base necessari per una vita dignitosa. Essa varia a seconda della regione e delle dimensioni della località: così, secondo le statistiche, la soglia di povertà in una piccola città del Sud Italia parte da circa 560 euro, mentre nei centri del Nord si aggira intorno agli 820 euro. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, in Italia cinque milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà.

In pratica, il “reddito civico” sarà una combinazione di indennità di disoccupazione e pagamenti per i poveri. L’importo del sostegno statale dipenderà dal numero di persone che compongono la famiglia, dal loro reddito, dall’ammontare dei risparmi, dalla disponibilità di immobili e di mezzi di trasporto.
Ad esempio, una persona sola che vive in affitto e non ha reddito può aspettarsi di ricevere 780 euro al mese, di cui 280 euro saranno utilizzati per pagare l’affitto. Se lavora ma il suo reddito è inferiore a 780 euro al mese, riceverà il sussidio per raggiungere tale livello. Per una famiglia composta, ad esempio, da 2 adulti e 2 minorenni senza alloggio, il limite è fissato a 1180 euro, di cui 280 euro saranno versati come tariffa forfettaria per l’affitto della casa o dell’appartamento.

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